Strabone, scrittore dell’antica Roma, nella sua opera “Geographika” composta da 17 libri, riporta che nel periodo dell’Impero Romano di Augusto i confini della Regione della Cappadocia si estendeva fino alle Montagne dei Taurri ad occidente, fino ad Aksaray a meridione, fino a Malatya a settentrione e fino alle coste del Mar Nero (Anatolia XII, XIII, XIV). L’attuale Regione della Cappadocia è formata dalle città di Nevsehir, Aksaray, Nigde, Kayseri e Kirsehir; la parte rocciosa e più stretta della Cappadocia è costituita da Uçhisar, Göreme, Avanos, Ürgüp, Derinkuyu, Kaymakli, Ihlara ed dintorni.
LE ERUZIONI DEI VULCANI E LA FORMAZIONE GEOLOGICA
La struttura della roccia
Nelle antiche ere geologiche, i monti Erciyes, Hasandağı e Göllüdag, che si trovano nella regione della Cappadocia, erano dei vulcani attivi; le eruzioni iniziarono nell’Alto Miocene (10 milioni di anni fa) e durarono fino all’Halocene (ai nostri giorni). L’altopiano, modellato dai materiali eruttati dai vulcani maggiori, subì una trasformazione continua per effetto delle eruzioni dei minori. La regione raggiunse l’attuale formazione con l’erosione dello strato tufaceo, a partire dall’Alto Pliocene, da parte dei fiumi e laghi - soprattutto il Kızılırmak-.
La formazione dei “camini delle fate”
I torrenti ed il vento, disgregando la struttura tufacea, hanno dato luogo a formazioni geologiche particolari, conosciute come “camini delle fate”. I corsi d’acqua hanno scavato ripidi dirupi, spaccando ed asportando le rocce dure: come conseguenza di questa profonda erosione di materiale molto friabile nei fondovalle, il pendio si ritira. In questo modo si sono generate formazioni coniche protette dall’erosione dal sovrastante cappello di roccia dura.
In Cappadocia esistono diversi tipi di camini delle fate: quelli con cappello, quelli conici, quelli a forma di fungo, guglia e piramide. I camini delle fate si trovano soprattutto nelle valli del triangolo di Ürgüp-Uçhisar-Avanos; tra Ürgüp e Şahinefendi; nei dintorni del paesino di Çat di Nevşehir;nella valle di Soğanlı di Kayseri e nei dintorni del villaggio Selimiye di Aksaray.
LA CAPPADOCIA NEL PERIODO PREISTORICO
Il Periodo Preistorico
Il modo migliore di osservare le culture del periodo preistorico in Cappadocia è attraverso i tumuli di Köşk-Niğde, di Aşıklı-Aksaray e la grotta di Civelek –Nevşehir. Gli scavi continuano ancora oggiin tutti e tre questi luoghi.
La Grotta di Civelek
La Grotta di Civeleksi trova nell’est di Gulsehir, a 4 km dal villaggio di Civelek. E’ una grotta naturale di calcite nella quale si scende attraverso un canale della lunghezza 14 m. La parte principale della grottamisura 22x11 m e sul soffitto sono formate delle stalattiti di calcite cristallizzata della lunghezza di 5-15 cm. Negli scavi effettuati dal museo di Nevsehir in collaborazione con gli speleologhi italiani sono state reperite stoviglie, tazzine, vasi, pesi e strumenti realizzati in osso e pietra, appartenenti ai periodi del Calcolitico (5000-3000 a.C.).
LA CAPPADOCIA NEI VARI PERIODI STORICI
Il Periodo Protostorico Ittita-Le Colonie dei Commercianti Assiri (3000-1750 a.C.)
Nel periodo del Bronzo, l’Anatolia aveva raggiunto l’apice nella metallurgia e, soprattutto negli ultimi tempi dell’epoca, lo sviluppo maggiore si ebbe nel nord dell’Anatolia Centrale. I commercianti Assiri vissuti nella Mesapotamia settentrionale tra gli anni 2000 e 1750 a.C., formarono la prima organizzazione commerciale fondando colonie in Anatolia. Punto nodale di questo commercio fu Kültepe ossia Kanesh-Karum (Karum: il luogo dove si fa il commercio) a Kayseri. E un altro Karum nominato nei documenti e localizzato con certezza è Karum Hattus, a Boğazköy.
L’Anatolia, che aveva ricche risorse d’oro, d’argento e di rame, era però povera di stagno, elemento necessario per la fusione del bronzo. Lo stagno, le diverse stoffe e i profumi che i commercianti assiri importavano, erano i prodotti principali di questo commercio; essi però non ebbero mai la superiorità politica e operavano sotto la tutela dei Signori locali.
La scrittura è usata in Anatolia per la prima volta dai commercianti Assiri; dai testi in cuneiforme scritti in assiro antico e conosciuti come “Le tavolette della Cappadocia” si viene a conoscenza che i mercanti pagavano una dogana del 10 % del valore della loro merce ai Signori che concedevano il passaggio, prendevano un interesse del 30% dai debitori e pagavano ai re una tassa del 5% della merce venduta. Nelle tavolette si legge inoltre che i commercianti, a volte, sposavano donne anatoliche e che i relativi contratti matrimoniali prevedevano articoli tesi a proteggere i diritti delle donne dai loro mariti.
I commercianti Assiri, oltre alla scrittura, portarono in Anatolia anche i sigilli cilindrici, la metallurgia e le idee del tempio religioso e di Dio.
Il Periodo degli Ittiti (1750-1200 a.C.)
Gli Ittiti, stabilitisi nella regione della Cappadocia provenendo, attraverso il Caucaso, dall’Europa agli inizi del II millennio a.C., formarono un impero unendosi con la popolazione indigena.
La lingua ittita è del ceppo indo-europeo e le più importanti città furono la capitale Hattusas (Bogazkoy), Alacahoyuk ed Alisar.
E’ possibile incontrare i resti della civiltà Ittita in tutti i tumuli situati nella regione della Cappadocia; sono ancora visibili anche passaggi strategici ed importanti nonchè monumenti a rilievo sulle roccevicino alle rive dei fiumi. Essi segnano le vie attraversate dai re ittiti per raggiungere nei paesi del sud.
Il Periodo dell’Impero Tardo Ittita (1200-700 a.C.)
A seguito dell’annientamento dell’impero Ittita da parte di Frigi, che distrussero quasi tutte le città importanti dell’Anatolia, furono fondati dei Regni Tardo Ittiti nel sud-est dell’Anatolia: nella zona della Cappadocia fu rappresentato dal Regno di Tabal che comprendeva le province di Kayseri, Nigde e Nevsehir. Di questo periodo sono le iscrizioni rupestri in geroglifico ittita presenti nei villaggi di Sivasa a Gulsehir, di Topaia ad Acigol e di Karaburnu a Hacibektas. Nel villaggio di Karaburnu sono inoltre presenti monumenti di roccia con scritte in geroglifico ittita.
Il Regno Persiano e Cappadocia (585-332 a.C.)
Ai Frigi succedettero i Cimieri e quindi comparvero in Anatolia prima i Medi (a.C.585) e più tardi i Persiani (a.C.350); questi ultimi governarono la regione con governatori chiamati “Satrapi” e la chiamarono “Katpatuka” che in persiano antico significa “Paese dei cavalli di razza”.
I Persiani, che praticavano la religione di Zaradustra e consideravano sacro anche il fuoco, veneravano come sacri vulcani nella zona ed in particolare quelli di Erciyes e di Hasandagi. La Cappadocia fu inoltre attraversata dalla “Via dei Re” che collegava la capitale personale all’Egeo.
Nel 334 a.C. prima e poi nel 332 a.C. Alessandro Magno, re dei Macedoni, sconfisse l’esercito persiano distruggendo questo grande impero.
Il Periodo Romano (17-395 d.C.)
Nel 17 d.C. , Tiberio pose fine alla confusione politica della Cappadocia annettendola a Roma e costruendo costruirono una importante strada verso l’Egeo per facilitare i collegamenti militari e commerciali.
Durante la dominazione romana giunsero nella zona nuovi popoli sia attraverso invasioni che con le immigrazioni; i Romani si opposero con le loro “legioni”.
Cesarea (attuale Kayseri), centro della Cappadocia e molto attiva economicamente nel periodo dell’Imperatore Settimio Severo, subì negli anni seguenti le invasioni dei Sasanidi provenienti dall’Iran; per difenderla da queste invasioni Gordiano III fece cingere la città da mura; contemporaneamente una parte dei cristiani che si diffondevano in Anatolia cominciò a trasferirsi dalle grandi città ai villaggi. Nel IV secolo Cesarea era diventata un importante centro religioso e i cristiani che avevano scoperto la Goreme rupestre e i dintorni, iniziarono la vita monastica dentro le rocce appropriandosi della visione del mondo di San Basilio che era anche il vescovo di Cesarea.
Il Periodo Bizantino (397-1071)
Con il disfacimento dell’Impero Romano, la Cappadocia rimase sotto l’influenza dell’Impero Romano d’Oriente. I primi anni del VII secolo furono caratterizzati da grandi guerre tra Sassanidi e Bizantini ed i Sassanidi riuscirono a governare la zona per 6-7 anni. Quando il Califfo Omar sconfisse i Sassanidi nel 638 la regione fu quindi costretta a subire le invasioni delle forze arabo-ommiadi.
Le lotte tra le sette religiose raggiunsero l’apice con le leggi iconoclaste di Leone III che, sia per limitare il potere sempre crescente dei monaci che per non compromettere i suoi rapporti politici ed economici con l’Islam, vietò l’adorazione le immagini. Alcuni monaci si rifugiarono allora in Cappadocia e il movimento iconoclastico durò oltre cento anni (dal 726 al 843).
In questo periodo anche se alcune chiese in Cappadocia rimasero sotto l’influenza iconoclastica, gli oppositori poterono continuare le loro pratiche nascondendosi grazie alle caratteristiche del territorio.
Il Periodo Selgiuchido (1071-1299)
Con l’avvento dei Selgiuchidi Turchi inizia un periodo nuovo; dopo le vittorie in Iran e in Mesopotamia i Turchi si stabilirono in Anatolia nella seconda metà dell’XI secolo.
Nel 1071, sull’altopiano di Manzicerta, Romano Diogene, imperatore bizantino, fu sconfitto da Alparslan, Sultano Selgiuchido, e fatto prigioniero; nel 1075 venne fondato lo Stato Selgiuchido che nel 1082 si espanse alla Cesarea e alla Cappadocia.
La conquista dell’Anatolia da parte dei Turchi non influenzò l’attività amministrativa dei patriarcati; nell’epigrafe della Chiesa di St. George, nella valle di Ihlara, vengono lodati sia nomi del Sultano Selgiuchido Mesud II che dell’Imperatore Bizantino Andronicus II.
Alla fine del secolo XIII, a seguito dell’indebolimento dell’Impero Selgiuchido, nacquero delle Signorie in varie regioni dell’Anatolia. Nel 1308 gli Ilhanli, di origine mongola, invasero l’Anatolia, saccheggiando Kayseri e, a partire da questo periodo, instaurando nella regione, potentati di origine turca.
Il Periodo Ottomano
Anche nel periodo Ottomano, la Regione della Cappadocia visse pacificamente con grande tolleranza nei confronti delle popolazioni cristiane. Gli esempi più concreti sono la Chiesa Costantino-Eleni del XVIII secolo a Urgup/Sinasos, la Chiesa costruita a nome di Dimitrius e la Chiesa Ortodossa nella cittadina Derinkuyu.
I PRIMI VIANDANTI DELLA CAPPADOCIA
La scoperta della Cappadocia da parte degli Europei iniziò nei primi anni del XVIII secolo. Paul Lucas, incaricato nel 1704 da Louis XIV, affermò di aver visto delle strane case a forma piramide, con grandi finestre e alle quali si entrava attraverso una porta molto vistosa e salendo una scala.
Dopo Paul Lucas, nel 1833arrivò in Cappadocia C. Texier e si meravigliò di quando la natura possa essere cosi “miracolosa” all’occhio umano. Nel 1837 un viandante inglese Ainsworth raccontò :”Dopo aver attraversato la valle lungo il fiume ci trovammo in un bosco pieno di coni di camini di fate e di rocce a forma di colonna, come se fossero i resti di una città antica. Alcuni coni avevano in cima delle pietre grandi e sformate. Alcuni avevano la forma di un leone, altre di un uccello o un coccodrillo o un pesce”.
Le ricerche e le pubblicazioni sono iniziate alla fine del XIX secolo. Il prete-ricercatore francese Jerphanion esaminò sistematicamente gli affreschi dentro le chiese e i monasteri della zona negli anni 1907 -1912.
I CENTRI STORICI, NATURALI E RELIGIOSI DELLA CAPPADOCIA
Uçhisar
E’ sulla strada che collega Nevşehir a Göreme e distante circa 7 km da Nevşehir. La cima della fortezza di Uçhisar è anche il punto più panoramico della zona. Le innumerevoli stanze ubicate all’interno della fortezza,sono collegate fra loro attraverso scale, gallerie e corridoi; all’ingresso spesso sono ubicate –come nelle città sotterranee- delle pietre rotonde utilizzate sia quali porte che per la difesa. Purtroppo alcune parti di questa fortezza multipiano sono state demolite ed è difficile raggiungere a tutte le abitazioni.
I camini delle fate che si trovano dintorni della fortezza furono scavati per utilizzarle come tombe e nello stesso tempo furono costruite delle piccionaie sia nei camini delle fate che nei pendii. I contadini di Uçhisar non avevano terre sufficienti da coltivare e per questo motivo avevano bisogno di incrementare il raccolto: sapevano che il guano dei piccioni aumenta la fertilità della terra e ce ne sono approvvigionati scavando delle piccionaie nei camini delle fate o nelle pendici delle valli.
Göreme (Maccan/Avcılar)
Göreme, distante circa 10 km da Nevşehir, è situata nella zona circondata dalle valli del triangolo Nevsehir-Ürgüp-Avanos. Nell’antichità questo paese si chiamò dapprima“Korama” poi “Matiana”, “Maccan”e “Avcilar”. Goreme ed dintorni , probabilmente furono utilizzati come necropoli da parte dei Venessiani (abitanti di Avanos) durante il periodo romano: nelle cittadine, oltre ai camini delle fate, si trovano tombe rupestri a due colonne del periodo romano.
Goreme fu anche il centro religioso per i cristiani nel primo periodo del Medioevo; era il centro vescovile appartenente a Mokissos vicino ad Aksaray nel XI. e XIII.secolo.
Meryem Ana (Kılıçlar Kuşluk) Kilisesi
(La Chiesa di Maria Vergine o di Kılıçlar Kuşluk)
Si trova sull’altura dietro alla Tokali Kilise, distante circa 250 m dal Museo all’aperto di Göreme, sul pendio ripido a sud Kılıçlar Kilisesi. La navata ha la pianta rettangolare ed è coperta da due volte a botte di altezza e di larghezza differenti. La chiesa contiene le raffigurazioni di molti Santi e quattro scene del ciclo evangelico. La chiesa di Maria Vergine risale al primo periodo del XI. secolo.
Kılıçlar Kilisesi (La Chiesa delle Spade)
Si trova nella valle di Kılıçlar a circa 600 m a nord est del Museo all’aperto di Göreme. La chiesa ha tre absidi, la pianta a forma di croce, quattro colonne e una cupola centrale. I bracci della croce presentano una volta a botte, gli spazi a ovest hanno soffitto piano, quelli a est hanno delle cupole. L’interno della chiesa è riccamente dipinto con affreschi che raffigurano un lungo ciclo del Vangelo. La chiesa risale alla fine del IX ed agli inizi del X secolo.
IL MUSEO ALL’APERTO DI GÖREME
Alla fine del II secolo risiedeva in Cappadocia una numerosa comunità cristiana. E’ noto che, in questo periodo, esistevano due diocesi: una di esse era Kayseri (Cesarea) che sarebbe stata sempre un centro cristiano e l’altra Malatya. Nel III secolo, monaci dalla forte personalità, trasformarono la regione in un centro filosofico e di vita religiosa: così nel IV secolo la Cappadocia era conosciuta come il paese dei tre grandi Santi (Basilio il Grande, vescovo di Cesarea, Gregorio di Nissa e Gregorio Nazianzeno). Questi religiosi misero insieme varie filosofie di interpretazione del Cristianesimo e ad esse diedero un nuovo contenuto; le pratiche e le dottrine di Basilio il Grande sono importanti ancora oggi per le comunità cristiane.
Un’importante riforma di Basilio in Cappadocia fu la preghiera comune e l’attuale Museo all’aperto di Goreme è sorto sul luogo dove essa si svolse le prime volte; tale pratica fu inoltre fu notato più tardi anche a Soganli, a Ihlara ed a Aciksaray.
L’architettura delle chiese di Göreme
La pianta presenta una navata con volta a botte, caratteristica molto diffusa nelle chiese di Göreme, in quanto stile architettonico più idoneo alle esigenze delle comunità religiose ed degli eremiti che vivevano in questa zona. Questi edifici furono utilizzate anche come sepolcri.
La pianta rettangolare è di origine mesopotamica. Le chiese di Göreme furono probabilmente costruite da gruppi stranieri stabilitisi in questa zona.. La pianta a due navate è rarissima a Göreme (esiste solo nella chiesa di Sant’Eustachio), ma è molto diffusa nelle chiese di Ihlara e Soganlı. A Göreme è rara anche la basilica a tre navate che fu invece preferita nelle chiese episcopali quali quella Durmus Kadir ma che per le loro particolari dimensione e della ricchezza degli elementi architettonici non furono molte numerose.
Tokalı Kilise ( La Chiesa della Fibbia)
E’ la più grande chiesa rupestre che conosciuta nella zona e consta di 4 aree: la Chiesa vecchia a una navata, la Chiesa nuova, la Chiesa sottostante a quella vecchia e la cappella sul lato nord della Chiesa nuova.
La Chiesa vecchia risale agli inizi del X secolo e anche se sembrerebbe l’entrata della Chiesa nuova, era originariamente una chiesa a una navata e con volta a botte. Con le costruzione della Chiesa nuova, la sua abside fu completamente demolita ed la parte rimanente fu dipinta con un ciclo che raffigura la vita di Gesù Cristo.
Le scene furono raffigurate sulla volta e sulle parti superiori delle pareti; il ciclo raffigurante la vita di Gesù sulla volta è diviso in pannelli e le scene iniziano nell’ala destra e si susseguono nell’ala sinistra. Sull’ingresso è raffigurata la Trasfigurazione.
La Chiesa nuova ha la pianta rettangolare e volta a botte. Sulla parete orientale si trovano quattro colonne collegate con archi e, dietro ad esse, un corridoio rialzato e seguito da un’abside maggiore ed altre due minori ai due lati.
Sulla navata con volta a botte il ciclo di Gesù fu raffigurato in ordine cronologico utilizzando soprattutto il colore rosso e l’azzurro: il colore azzurro scuro, ricavato da lapislazzuli, è la caratteristica più importante che distingue la Chiesa Tokali dalle altre. Sulla navata trasversale si trovano scene che raffigurano la vita di San Basilio, figure di molti Santi e soprattutto i miracoli di Gesù. La chiesa risale alla fine del X ed all’inizio del XI secolo.
Il Monastero per le monache e il Monastero per i monaci
La massa rocciosa a 6-7 piani situata sulla sinistra dell’ingresso del Museo all’aperto è conosciuta come il “Monastero per le monache”. Di questo monastero è possibile visitare il refettorio, la cucina, qualche stanza al primo piano e la cappella crollata al secondo piano.
La chiesa al terzo piano -che si può raggiungere attraverso un tunnel - ha ancora la cupola, quattro colonne e tre absidi: il sacrario nell’abside principale non si trova spesso nelle chiese di Göreme.
Nella chiesa, oltre all’affresco di Gesù, dipinto direttamente sulla roccia, si notano anche disegni di colore rosso. Nel monastero il collegamento tra i piani fu realizzato attraverso i tunnel e furono utilizzate delle “pietre rotonde” come macigni per chiudere questi tunnel in caso di pericolo come nelle gallerie delle città sotterranee. Del monastero per i monaci a destra dell’entrata si possono visitare solo alcune stanze al primo piano poiché l’erosione ha ostruito i passaggi tra i piani.
Aziz Basil Şapeli (La Cappella di San Basilio)
E’ situata di fronte all’entrata del Museo all’aperto e nel nartece diviso da colonne si trovano delle tombe. La navata ha la volta a botte, la pianta rettangolare e tre absidi, una maggiore e due minori, che si trovano nel muro sinistro della navata rettangolare. La chiesa risale all’XI secolo.
Elmali Kilise (La chiesa della mela)
La Chiesa ha nove cupole sorrette da quattro colonne, la pianta a forma di croce e tre absidi. I primi dipinti di Elmali Kilise sono costituite da motivi geometrici e varie croci realizzate direttamente sul muro con il colore rosso come nelle Chiese di San Basilio e di Santa Barbara. La Chiesa risale alla metà dell’XI o agli inizi del XII secolo.
Azize Barbara Şapeli (La Cappella di Santa Barbara)
E’ situata sul retro della massa rocciosa nella cui parte inferiore si trova Elmali Kilise. Ha la pianta a forma di croce e la cupola centrale sorretta da due colonne. I bracci a ovest, a nord ed a sud della croce hanno volta a botte ed il braccio a est ed i due spazi angolari hanno la cupola. Ha un’abside centrale ed altre due laterali.
I motivi furono dipinti direttamente sulla roccia con il colore rosso. Sui muri e sulla cupola furono raffigurati dei ricchi motivi geometrici, animali mitologici e simboli di guerra. Inoltre sui muri si trovano motivi che simulano pietre a vista. La Chiesa risale alla seconda metà dell’XI secolo.
Yılanlı Kilise (La Chiesa del serpente o di Sant’Onofrio)
Lo spazio principale ha la pianta rettangolare e la volta a botte e lo spazio a sud dove si trovano le tombe ha il soffitto piano. L’entrata della chiesa è a nord, l’abside fu scavata nel lungo muro a sinistra ma la chiesa non fu mai completata. Ai due lati della volta si trovano le figure dei Santi molto venerati nella Cappadocia. La Chiesa risale all’XI secolo.
Di fronte all’ingresso è raffigurato Gesù Cristo che tiene il Vangelo nella mano sinistra e vicino a Lui il costruttore della Chiesa; sul lato est della volta sono Sant’Onesimo, San Giorgio e San teodoro che uccidono il drago, l’Imperatore Costantino e sua madre Sant’Elena che tengono in mano la “vera croce”; sul lato ovest della volta sono Sant’Onofrio, nudo, coi capelli lunghi e con un ramo di palme davanti al pube, vicino a lui San Tommaso in atto di benedizione e San Basilio con un libro in mano.
Il Refettorio (Cantina-cucina-mensa)
Questi tre edifici sono attigui e collegati tra di essi. Nella cantina si trovano delle cavità dove era custoditi i viveri e nella cucina il focolare cosiddetto”tandır” utilizzato ancora oggi nei villaggi della zona. Nella mensa, a sinistra dell’entrata, si trovano una tavola con sedili in pietra dove potevano sistemarsi 40-50 persone. A destra della tavola una cavità indica il luogo dove si produceva il mosto e il vino.
Karanlık Kilise (La Chiesa oscura)
Si sale al nartece rettangolare ed a volta a botte della chiesa attraverso una scala ad arco a nord; sul lato sud del nartece è situata una tomba. La chiesa ha la pianta a forma di croce, la cupola centrale, quattro colonne e tre absidi. Gli affreschi sono vivaci e i colori non sono sbiaditi grazie all’assenza di luce solare che entra solo attraverso una piccola finestra nel nartece: per questa caratteristica fu chiamata la “Chiesa oscura”.
I ricchi dipinti della chiesa e del nartece raffigurano episodi del Vangelo e della vita di Gesù. Sono anche presenti scene ispirate al Vecchio Testamento come nelle chiese di Elmali e di Cariali.
La Chiesa risale alla fine del XII ed agli inizi del XIII secolo.
Azize Catherine Şapeli (La Cappella di Santa Caterina)
Si trova tra la Chiesa Oscura e quella di Carikli. La navata ha la volta a botte, i bracci a croce el’abside templon. Nella navata si trovano nove tombe e dentro le nicchie due tombe. Ci sono delle figure come decorazioni sulla parte naos. Fu fatta costruire da una donatrice di nome Anna. La chiesa risale all’XI secolo.
Çarıklı Kilise (La Chiesa dei Sandali)
La chiesa ha due colonne, la volta a crociera, tre absidi e quattro cupole. Sono ben conservati gli affreschi che raffigurano il ciclo della vita di Gesù, l’ospitalità del profeta Abramo, i Santi e il costruttore della chiesa. Anche se simile a Elmali Kilise e a Karanlik Kilise, i dipinti raffiguranti la Via Crucis e la deposizione di Gesù dalla croce le danno una caratteristica diversa. Le figure sono, in genere, grandi e allungate.
Si ritiene che la Chiesa sia stata denominata “Chiesa dei Sandali” (Çarikli Kilise) per via delle orme dei piedi che si trovano sotto il dipinto raffigurante l’Ascensione. La chiesa risale alla fine del XII e agli inizi del XIII secolo.
Sulla cupola centrale fu raffigurato Gesù pantocratore e sui medaglioni sono presenti figure di angeli.
Çavuşin
E’ un villaggio situato sulla strada che collega Göreme ad Avanos, a 2 km di distanza da Göreme. La chiesa, costruita in onore di San Giovanni Battista, domina la zona circostante. Probabilmente fu dipinta nel V secolo e per questo si ritiene sia la chiesa più antica della zona.
Il largo cortile non comune in Cappadocia, crollò, negli ultimi tempi, per effetto dello sgretolamento delle rocce.
I ruderi che si trovano nella valle del Vecchio Cavusin eran abitati dai monaci e dalle comunità cristiane.
A Güllüdere , località vicinissima a Cavusin, si trovano cinque chiese: quella con la croce , situata nelle vicinanze della valle fu utilizzata anche per scopi difensivi durante le invasioni arabe.
Çavuşin Kilisesi (La Chiesa di Çavuşin o di Niceforo Foca)
E’ situata sulla strada che collega Göreme ad Avanos, a 2,5 km di distanza da Göreme. Ha una navata , la volta a botte e tre absidi. Il nartece è crollato. La Chiesa risale al 964/965.
Avanos
Avanos, con il nome antico “Venessa”, è 18 km a nord-est di Nevsehir. Ad Avanos sono presenti molti laboratori che lavorano la terracotta, la cui tradizione produttiva risale agli Ittiti. Il fango di ceramica è ottenuto dall’argilla rossa trasportata dal fiume Kizilirmak e prende forma nelle mani degli artisti di Avanos.
Qui si trovano anche il Caravanserraglio di Saruhan e la Moschea di Alaaddin che risalgono al periodo Selgiuchido del XIII secolo.
Zelve
Zelve è situata sul pendio settentrionale di Aktepe a 1 km di distanza da Pasabaglari. L’antico sito di Zelve , formato da tre valli è il luogo dove si sono presenti il maggior numero di camini delle fate; sono aguzzi con il tronco largo. La zona, nei secoli IX e XIII, fu un importante luogo sia d’insediamento che religioso per i cristiani e fu frequentato da molti monaci.
La Direkli Kilise (La Chiesa con le colonne) che si trova ai piedi del pendio, risale ai primi anni della vita monastica a Zelve; gli ornamenti delle chiese sono costituiti soprattutto da croci in rilievo e sono in strettamente legati al pensiero iconoclastico.
Le Chiese di Balikli (del pesce) , di Uzumlu (dell’uva) e di Geyikli (del Cervo), che risalgono al periodo preiconoclastico, sono le più importanti della valle. Nell’area, abitata fino al 1952 si trovano, oltre alle chiese e al monastero anche abitazioni, il tunnel che collega le prime due valli, un mulino, una piccola moschea e delle piccionaie.
Paşabağları e La cella di San Simeone
Si trova a 1 km a destra della strada che collega Göreme ad Avanos. Questa località chiamata anticamente la “Valle dei monaci” e oggi “Pasabagi”, è ricca di camini delle fate del tutto particolari: sono formati da diversi tronchi e da diverse teste ed in uno di essi si trovano una cappella costruita in nome di San Simeone e una cella per eremiti.
Si arriva alla cella attraverso un camino stretto e l’entrata è ornata di croci antietici. Sul retro ci sono la cucina, dei letti in roccia e delle piccole finestre che permettono alla luce di entrare.
Ürgüp
Questa città, situata a 20 km a est di Nevsehir, è uno dei centri più importanti della Cappadocia. Ürgüp, come Göreme, ebbe diversi nomi durante i suoi periodi storici: nel periodo bizantino fu chiamata Osiana (Assiana), Hagios Prokopios; nel periodo selgiuchido Bashisar; nel periodo ottomano il Castello di Burgut; risale invece al primo periodo della Repubblica il suo nome attuale Ürgüp.
Ürgüp fu il centro vescovile dei monasteri, delle chiese che si trovavano nei paesi, sui pendii e nelle valli per tutto il Periodo Bizantino; fu anche un castello importante che si apriva verso le città Konya e Nigde dei Selgiuchidi nel XI secolo.
Pancarlık Kilisesi (La Chiesa di Pancarlik)
E’ situata nella valle di Pancarlik che si trova a destra della strada che collega Urgup a Mustafapasa.
E’ una chiesa a soffitto piatto, con una navata e un’abside; gli affreschi della chiesa hanno lo sfondo verde e sono ben conservati. Anche se, a prima vista, la chiesa sembra essere dipinta da due diversi artisti in tempi diversi, studiando con attenzione sia le singole scene raffigurate che gli scritti si raggiunge la conclusione che la chiesa fu dipinta dalla stessa mano.
La chiesa contiene il ciclo evangelico e risale alla prima metà dell’ XI secolo.
Ortahisar
E’ una cittadina situata sulla strada che collega Urgup a Nevsehir, a 6 km di distanza da Urgup. La sua fortezza fu utilizzata sia per scopi strategici che abitativi e ai suoi piedi si trovano esempi di architettura civile tipica della Cappadocia. Nei depositi scavati in tutti i pendii delle valli si conservano le patate e le mele coltivate nella zona ed gli agrumi portati dalla regione del Mediterraneo.
Nelle valli di Ortahisar si trovano interessantissimi monasteri e chiese quali: la Sarica Kilisesi( la Chiesa di Sarica), Cambazli Kilise (la Chiesa di Cambazli), Tavsanli Kilise (la Chiesa di Tavsanli), Balkan Deresi Kiliseleri (le Chiese della Valle di Balkan), Hallac Dere Manastiri (il Monastero della Valle di Hallac).
Üzümlü Kilise (La Chiesa dell’Uva)
E’ situata ad ovest di Ortahisar, all’imbocco della valle di Kizilcukur a 1 km di distanza dalla strada.
Il camino della fata dove si trova la chiesa fu scavato per farne un monastero. Nella parte inferiore del camino della fata c’è la chiesa, in quella superiore vi è una stanza dove si nota una croce a rilievo sul soffitto (il crollo del muro consente di vederla anche dall’esterno).
La chiesa, a forma quadrata, ha una navata e un’abside; dietro la navata si trova la nicchia di una tomba. Questa chiesa fu chiamata anche Aziz Nichitas Kilisesi (la Chiesa di Santo Nichitas) per via di una scritta dedicata a Santo Stylite Nichitas.
La navata piatta ha decorazioni molte ricche e sul pavimento, di colore arancione, è raffigurata una croce realizzata con motivi geometrici (rettangoli e cerchi) e circondata da grappoli d’uva; il bordo è ornato da medaglioni al centro c’è una croce di Malta.
Non si è riusciti a dare alla chiesa una datazione precisa e si ritiene possa risalire ai secoli VIII o IX.
Mustafapaşa (Sinasos)
Mustafapaşa è una frazione, situata a 6 km a sud di Ürgüp, dove visse una comunità di Greci ortodossi fino agli inizi del secolo XX; le vecchie case greche risalenti alla fine del secolo XIX e agli inizi del XX mostrano una ricchissima lavorazione della pietra.
La valle di Gomeda situata a ovest di Mustafapaşa è, dal punto di vista morfologico, una copia della valle di Ihlara, poichè, anche qui come nell’altra, si trovano chiese scavate nella roccia, rifugi ed un piccolo torrente.
Le più importanti chiese e monasteri che si trovano a Mustafapasa sono: Aios Vasilios Kilisesi (la Chiesa di San Basilio), Konstantin-Eleni Kilisesi ( la Chiesa di Costantino e di Elena), le Chiese nella valle di Manastir e la Chiesa di San Basilio nella valle di Gomeda. Oltre ad esse, vi si trova anche un caravanserraglio, costruito nel periodo ottomano, e che presenta una bella lavorazione in pietra e legno.
Tatların
E’ situata a 10 km a nord della cittadina di Acıgöl ed è un paesino interessante per la sua architettura, con la sua città sotterranea e le sue chiese; nel 1975 venne scoperta una città sotterranea aperta al pubblico nel 1991. Oggi si possono visitare solo due piani con ampi spazi (Insediamento Sotterraneo di Güzelyurt); sono inoltre presenti dei servizi igienici (caso quasi unico nelle città sotterranee) e un numero di chiese decisamente superiore a quello delle altre.
La Chiesa di Tatların
E’ situata sul pendio della collina cosiddetta “fortezza” del paesino Tatların che si trova a 10 km a nord della cittadina Acıgöl; il nartece della chiesa a due navate, due absidi e volta a botte è crollato.
Per i dipinti furono utilizzati il blu, il senape, il rosso e, per lo sfondo, il grigio scuro;le scene negli affreschi, ben conservati, furono divise in pannelli.
Nevşehir
Nevşehir, il capoluogo attuale della Cappadocia, si chiamava “Nyssa” nei periodi antichi e “Muşkara” nel periodo ottomano. Ibrahim Paşa (1660-1730), genero e gran visir del Sultano ottomano Ahmet III, favorì Nevşehir, suo luogo di nascita, che era fino a quel tempo una piccola frazione di Ürgüp e vi fece costruire moschee, fontane, scuole, mense per i poveri e bagni e cambiò il nome in “Nevşehir” (Città Nuova).
Il Complesso di Damat Ibrahim Paşa
Kurşunlu Cami (la Moschea di Kursunlu) che si trova nel complesso di Damat Ibrahim Pasa fu terminata nel 1726. La moschea situata in un cortile a tre porte, ha un minareto slanciato alto 44m; la cupola centrale fu coperta di piombo e chiamata Kurşunlu Cami (kursun: piombo).
L’interno della moschea fu decorato con disegni floreali; nel complesso attiguo alla moschea si trovano la medrese (scuola coranica), la biblioteca, la mensa e i bagni. La fortezza situata su un’alta collina della città, fu costruita dai Selgiuchidi per il controllo delle vie carovaniere.
Gülşehir
Il paesino Gülsehir è 20 km di distanza a Nevşehir, al sud del fiume Kizilirmak. Anticamente chiamata “Zoropassos” cambiò il nome in “Arapsun”.
Luogo favorito da un altro Paşa ottomano, Sadrazam Karavezir Seyyid Paşa, che vi fece costruire un complesso di 30 case, la moschea, la medrese e la fontana.
Gli Scavi di Açıksaray
Situati a circa 3 km da Gulsehir, hanno messo in luce un importante centro vescovile, con numerosi locali scavati nel tufo e tombe rupestri del periodo romano; le chiese risalgono al IX-X secolo.
L’altare della moschea “Haci Bektas Veli” si è conservata fino ai nostri giorni e rappresenta un interessante esempio di arte islamica anche per le sue alte nicchie.
Il camino della fata ha forma di fungo è l’unico esempio del luogo.
Opposta (San Giovanni) Chiesa
La Chiesa di San Giovanni situata all’ingresso di Gülşehir ha due piani; al primo sono le cantine, la chiesa, le tombe, il canale dell’acqua e i posti dei funzionari, al secondo piano una chiesa abbellita dalle scene tratte dalla Bibbia.